Inno alla Madre dell’Aria

Che la Madre dell’Aria e i suoi venti gelidi
spazzino via il superfluo, l’inutile e il dannoso dalla mia vita
mettendo a nudo ciò che è davvero importante.
Che la Madre dell’Aria e i suoi venti gelidi
mi ricoprino di soffice e spessa neve per mantenermi nel silenzio e nel
riposo in attesa della primavera.

In questa notte, la più buia e fredda della Ruota
chiedo di imparare i doni dell’oscurità, del silenzio, dell’attesa
chiedo di imparare a concentrarmi su di me, sul mio nucleo più profondo
chiedo di imparare a prendermi cura della mia tana, quel luogo in me
dove vivo la pace

Madre che abiti le cime più alte e fredde
Signora dalla dimora di ghiaccio, castello di solitudine e introspezione
Regina dalla mente acuta, dallo sguardo penetrante e dal tocco forte
Insegnami il mistero dei tuoi doni e donami le tue ali

Yule, tempo di quiete e silenzio

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Signora delle alte cime che siedi su un trono di roccia e ghiaccio

Dama splendente di luna e di neve,

In questo giorno più buio e freddo i miei pensieri vanno a te

Aiutami a comprendere l’importanza della calma e del silenzio

Ad accettare l’immobilità del letargo per accrescere le mie energie

A comprendere la dolcezza della lunga notte che ricopre la nostra terra.

 

Troppo spesso mi dimentico di te, cerco solo luce e movimento,

Fai che riesca a capire e a riconoscere i tuoi doni di quiete

Ricoprimi col tuo manto innevato come fai con le cime dei monti

E permettimi di fermarmi, di isolarmi da ciò che mi circonda e mi distrae

Così che io possa ritrovare me stessa, ascoltarmi e riconoscermi

Come un seme che quieto attende la sua primavera.

snow_queen 

In questo Solstizio invoco te, Samblana, signora della neve

Protettrice dei viandanti che invii le dolci Ymèles ad avvertire delle valanghe

Le tue lacrime ci donarono le stelle alpine

Tu che accogli nel tuo seguito le anime innocenti di fanciulle non volute dalle proprie madri

Ammanta con la tua bianca veste le montagne, col tuo specchio dirigi i raggi solari nelle valli più profonde

Ed insegnami a non temere la mia solitudine, ma apprezzare il potere del silenzio.

 

In questo Solstizio invoco te, Donna Kenina, signora di Venusberg

Che insegni il dono del sonno profondo, della quiete stagionale

Tu che dormi nel tuo palazzo in attesa che il vento ripulisca dalla neve le sue stanze

Tu che fai riposare il sole tra le tue braccia, insegna anche a me a fermarmi

A trattenere il mio animo talvolta impulsivo, a quietare il mio fuoco interiore

Perché vi è un tempo per ogni cosa, e questo è il tempo del letargo.