Pagan Challenge 14: What does magic/k mean to you?

Ammetto che che ho in testa la musica di “A kind of magic” da quando ho letto la domanda, ma tornando seria son abbastanza perplessa su come rispondere: non mi son mai interrogata su cosa fosse per me la magia, non ho mai cercato di darle una definizione, dovendo farlo la descriverei come un flusso di energie, o meglio il flusso di energia che permea l’universo stesso, ed il “fare magia” è più un capire questo flusso, riconoscerlo e assecondarlo per portarci lì dove vogliamo essere, per concentrarci in un determinato incanto, per centrarci in noi, per ascoltare la voce delle nostre guide. samhain-circle-of-lightPraticare la magia, per me, è quindi concentrami sull’intento delle mie azioni sapendo che è la mente lo strumento più importante per una strega, ma ciò non vuol dire che il parecio, perdonate il dialettismo, ma rende l’idea, posa rivelarsi utile in quanto fa scattare l’interruttore in noi focalizzandoci su ciò che stiamo per fare, ed è con questo scopo che mi piace “perdere” magari un po’ più di tempo per scegliermi il colore della candela, l’incenso, la pietra o la rappresentazione di Dea su cui focalizzarmi, vedo tutti questi oggetti come catalizzatori di determinate energie che possono facilitare il compito della mia mente. Sento di dover specificare, però, che con questo non sto dicendo che qualsiasi pietra vada bene per un determinato incanto solo perchè “me lo sento”, certo, il proprio intuito è importante e non si finisce mai di imparare ad ascoltarlo, ma troverei stupido e saccente non considerare gli aspetti tradizionali delle energie, tipo usar un diaspro rosso in un incantesimo d’amore senza pensare che così facendo si rafforzi l’aspetto più fisico e passionale della questione: non è che prima di noi eran tutti cretini a leggere e studiare un bel po’ prima di far pratica!

inner-mysteriesLo studio credo sia una parte importantissima del praticare la magia, ci premette di capire come funziona quanto vogliamo fare e solo così sapremo come muoverci, leggendo The Inner Mysteries ho trovato una bellissima frase: le streghe moderne non si accontentano più di guidare “l’automobile magica”, ma vogliono anche sollevare il cofano per capire come funziona il motore (…) è tempo che diventino meccanici magici, invece che semplici autisti.

Conoscere la magia, essenziale a mio avviso per poterla praticare con successo, vuol proprio dire conoscere e il flusso di energia in cui siamo immersi, capirne il movimento e le cause, ed è con questo spirito che mi pongo, per esempio, a divinare con le carte: son per me uno strumento per riconoscerlo meglio e vederne il dispiegarsi.

PaganChallenge 07: How do you view sacred texts/mithology?

C0nsiderandomi una “fuggita” dal Cristianesimo che prima di far questa scelta ha letto la Bibbia ritrovandosi a piangere di rabbia in alcuni passaggi dove la misoginia scorre a fiotti (e non solo nell’antico testamento, come vorrebbero credere i Cristiani) direi che ho un pessimo rapporto verso i testi sacri, soprattutto quelli considerati unicà-verità-possibile-guai-a-te-se-provi-a-metterlo-in-discussione che caratterizzano le religioni monoteistiche. Da parte mia quindi niente testi sacri, ma tanti testi di riferimento, magari dei veri e propri studi da parte di archeologi, sociologi, antropologi, storici etc etc che danno delle descrizioni dei vari argomenti che mi interessano, magari tra loro anche lontane e discordanti, ma mai nessuno in maniera totalitaria, leggerle mi permette di farmi una mia personale idea proprio mettendo a confronto tesi diverse tra loro.

Parlando di libri che si son rivelati importanti per me per la mia crescita spirituale dovrei far una breve bibliografia di riferimento e temo che mi dimenticherei anche dei titoli, ma direi che al primo porto metterei “L’arte della strega” di D. Morrison, non tanto per i contenuti, ma piuttosto perchè si è trattato del primo libro di stregoneria su cui ho messo le mani quand’ero in terza o quarta superiore, ne son poi seguiti altri di Cunningham, e a seguire “Il fuoco nella testa”, un saggio sullo sciamanesimo celtico di T. Cowan, “Il libro degli Spiriti” di A. Kardec, “Il sentiero dell Dea” di P. Curott,  “The Inner Mysteries” di J. Farrar e G. Bone, “Il linguaggio della Dea” di M. Gimbutas, “Il Calice e la Spada” di R. Eisler, “Il Regno dei Fanes” di A. Vanin e, per finire, “Sacerdotessa di Avalon, Sacerdotessa della Dea” di K. Jones. Quest’ultimo è ancora in fase di lettura in quanto dovrebbe essere alla base del mio percorso di formazione quale sacerdotessa di Dea e quindi va letto tipo libro di testo al procedere delle lezioni anche pratiche. A questo elenco si aggiungono poi i malloppi iniziati e mai finiti che mi guardano con fare accusatorio dalla libreria, titoli come “La Dea Bianca” e “Il vischio e la quercia” sono quelli più recalcitanti!

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Non posso neppure considerare il mio Libro delle Ombre come un testo Sacro, in quanto è in continua evoluzione, ne ho iniziati e poi travolti molti e una versione definitiva non credo ci sarà mai in quanto come persone ci evolviamo continuamente e, conseguentemente, anche i nostri interessi e le nostre idee. A questo riguardo sono un po’ in contrasto con me stessa, perchè mi piacerebbe creare qualcosa da tramandare a mia figlia (sempre che decida di seguire la mia religione) o a chi altri verrà dopo di lei, ma mi rendo conto che si tratta di un progetto troppo grande e forse irrealizzabile.

Per quanto riguarda le mitologie, le considero una fonte inesauribile di simbolismi e conoscenze cha vanno però ricercate al di sotto della superficie, più in profondità rispetto alla prima lettura che vien loro dedicata, andando, cioè, a cercarne il nocciolo e la loro prima forma.