Il lamento delle Vivane (Anguane)

 

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Oh belle montagne, nostre magioni,

se gli uomini sapessero chi noi siamo

che governiamo salute, ricchezza e amore

non saremmo scacciate col cane.

 

Anno dopo anno abbiamo custodito l’alpe

l’uomo e gli armenti abbiamo protetto

dal male, dal pericolo, dal frutto avvelenato

e ora, ingrati, col cane ci hanno cacciate.

 

L’erba potente all’uomo abbiamo donato3110961336_ce8c396c01

radice di giovinezza e salute,

ma ormai da tempo pane novello più non riceviamo

noi ben affamate e percosse, lui ben pasciuto.

 

La nostra bellezza ai ragazzi abbiamo donato

in autunno al ballo e in mezzo ai fiori in estate

e in più con l’amore abbiamo rivelato l’amore

 

ed ora, ingrati, tutto hanno dimenticato.

 

Senza valore è ormai il nostro sapere

per l’uomo conta soltanto il possedere

e cieco e superbo egli va incontro al suo destino:

“per tutti carestia e guerra senza fine”.

 

traduzione in italiano del canto in ladino di F. Chiocchetti

 

La Piave e il Cordevole innamorati

Tutti in montagna sanno che ci sono acque buone e acque cattive, fiumi maschi e fiumi femmina; è nell’ordine naturale delle cose. Prendiamo il Cordevole, ad esempio, quel torrente impetuoso che scende dall’agordino: “L’é fiume mas-cio”, dicono i vecchi. “El vien dò pasando par le miniere de Agordo e la so acua sà da solfero e da fero”. La Piave, ch’era femmina, lo sapeva bene, e in maggio andava in amor: s’ingrossava e riscopriva la vita e scendeva turbinando tra le gole con un impeto irresistibile, travolgendo chi si opponeva al suo cammino. Imprevedibile e appassionata come le donne.

DSCF2041L’amore è cieco e cieca era la Piave nella sia folle corsa. Le acque si intorbidivano, miscghiandosi alla neve e al terriccio dei monti, la primavera con il suo sole sempre più avvolgente scioglieva i ghiacci, gli alberi gocciolavano in un ticchettio dolce a sentirsi, spuntavano le gemme ed i fiori coloravano i prati, gli animali riprendevano ad uscire e gli uomini si scollavano finalmente di dosso il gelo pungente che penetrava nelle ossa, quello che non si dimentica più.

Come gli animali, le piante e gli uomini, anche la Piave sentiva strani turbamenti salire dal profondo e non se ne dava pace; e per di più si scopriva fortemente attratta verso quel corso d’acqua che scorreva poco distante da lei, sfiorandola appena. Era il Cordevole che un tempo, lo ricordava bene, si gettava nelle sue acque tra Feltre e Belluno, era un fiume tumultuoso e, dicevano gli uomini, cattivo, eppure la Piave era affascinata dalla potenza del grande Cordevole che tanto aveva amato. 08e7ae2925_3681358_medAmore che il Cordevole ricambiava con la stessa intensità e passione, ma poi era successo un fatto inspiegabile: la montagna era franata bloccando il cammino al suo innamorato, era successo tanti e tanti anni fa nell’agordino. Il Cordevole, intrappolato suo malgrado, era stato costeratto ad uno scarto improvviso chiudendosi da quel giorno in un lago il quale sovrastava con la sua apparente tranquillità la piana di Agordo. La zona era soprannominata Voltago che significa appunto volta del lago, dove si dice che ancora oggi si possano scorgere sulle rocce, cercandoli con grande attenzione, i resti degli anelli ai queli gli antichi abitanti del luogo legavano le loro barche.

Rimasta sola la Piave non riusciva a consolarsi e nessuno degli altri affluenti, fosse il Maè o il Boite, riusciva a scuoterla dalla sua ossessione-. un tormento inconsolabile che la teneva sveglia notte e giorno. Sentiva le donne impietosite cghinarsi su di lei mentre lavavano i panni e dirle: “No dormì gnent, come la to acua”. E lei correva e correva rosa dal tarlo del dolore mentre il suo amato giaceva nel fondo del lago scuro.

Eppure non era morto: il Cordevole per chi sapeva ascoltarlo rumoreggiava e ansimava e scalpitava. Non sapeva rassegnarsi e voleva a tutti i costi raggiungere la sua amata Piave e pregava e impregava e pregava di nuovo, finchè un giorno San Martino, paladino contro ogni ingiustizia, si mosse a pietà degli innamorati, salì sui monti agordini, proprio sul sasso che oggi porta il suo nome, pose un piede sul monte alla destra del fiume ed un altro sulla montagna opposta, là dove la valle risulta più stretta.

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Alzò l’enorme spada e diede un colpo alla roccia che stava fra i suoi piedi, bastò un colpo solo, tremendo, assestato come solo il santo cavaliere sapeva fare e la montagna si spaccò. Le acque intrappolate trovarono finalmente respiro e, libere, precipitarono fragorosamente in basso. Il lago, vuotandosi a poco a poco, lasciò asciutta l’intera piana di Agordo, per la gioia degli abitanti che poterono finalmente coltivarla.

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Ma il più felice di tutti era lui, il Cordevole, che d’incanto potè riabbracciare la sua Piave, entrando impetuoso in lei; era tanto il desiderio che ad ogni primavera, agli inizi di maggio, il Cordevole si agita tutto d’un tratto gettandosi nella Piave con maggior foga del solito che lo accoglie felice del ritrovato amore.

 

 

 

Yule, tempo di quiete e silenzio

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Signora delle alte cime che siedi su un trono di roccia e ghiaccio

Dama splendente di luna e di neve,

In questo giorno più buio e freddo i miei pensieri vanno a te

Aiutami a comprendere l’importanza della calma e del silenzio

Ad accettare l’immobilità del letargo per accrescere le mie energie

A comprendere la dolcezza della lunga notte che ricopre la nostra terra.

 

Troppo spesso mi dimentico di te, cerco solo luce e movimento,

Fai che riesca a capire e a riconoscere i tuoi doni di quiete

Ricoprimi col tuo manto innevato come fai con le cime dei monti

E permettimi di fermarmi, di isolarmi da ciò che mi circonda e mi distrae

Così che io possa ritrovare me stessa, ascoltarmi e riconoscermi

Come un seme che quieto attende la sua primavera.

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In questo Solstizio invoco te, Samblana, signora della neve

Protettrice dei viandanti che invii le dolci Ymèles ad avvertire delle valanghe

Le tue lacrime ci donarono le stelle alpine

Tu che accogli nel tuo seguito le anime innocenti di fanciulle non volute dalle proprie madri

Ammanta con la tua bianca veste le montagne, col tuo specchio dirigi i raggi solari nelle valli più profonde

Ed insegnami a non temere la mia solitudine, ma apprezzare il potere del silenzio.

 

In questo Solstizio invoco te, Donna Kenina, signora di Venusberg

Che insegni il dono del sonno profondo, della quiete stagionale

Tu che dormi nel tuo palazzo in attesa che il vento ripulisca dalla neve le sue stanze

Tu che fai riposare il sole tra le tue braccia, insegna anche a me a fermarmi

A trattenere il mio animo talvolta impulsivo, a quietare il mio fuoco interiore

Perché vi è un tempo per ogni cosa, e questo è il tempo del letargo.

PaganChallenge 12: What does this time of year mean to you?

L’ultima volta che ho risposto a questa domanda eravamo in autunno, ormai tra pochi giorni sarà Yule e mi rendo conto che sto rallentando la frequenza dei miei post, inevitabilmente anche questo progetto sta rallentando, ma farò il possibile per non farlo arenare…

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Dicevamo, siamo alla vigilia di Yule, pochi giorni ancora e avremo il Solstizio d’Inverno, ma benchè la settimana scorsa le temperature abbiano avuto un buon abbassamento e le notti limpede lascino mattine ghiacciate, ancora non vi è traccia di neve e sento poco l’arrivo della stagione (e se penso che tra due settimane sarò in Puglia temo di sentirlo ancora di meno!), comunque ho provveduto a metter qualche pignetta argentata sull’altare in onore alla Regina dei ghiacci e vorrei spostar qualcosina per mettere anche una sua raffigurazione, vorrei cercar una connessione con Samblana, Donna Kenina, Berchta, Holle, Tanna e le altre signore delle montagne che più manifestano le loro energie in questo momento, dovrei riorganizzare qualche appunto e magari scriver qui a beneficio di chi vorrà leggere… spesso mi chiedo cosa ne possa pensare chi viene qui e si ritrova a leggermi, non disdegnerei qualche commento, potrebbe essere un buono spunto per nuove riflessioni e confronti, quindi se vi punge vaghezza di lasciar traccia del vostro passaggio sarò ben felice di leggere e rispondere.

Ieri, di ritorno da un pranzo con amici nella val Zoldana, siamo passati per il passo per il passo Cibiana e da lì ho potuto ammirare il monte Antelao, dimora du una delle regine delle Anguane, Samblana, di lei si ricorda soprattutto il lungo manto bianco e cristallino che ricopre la cime delle montagne, ma non bisognerebbe dimenticarsi anche del collegamento con i morti, essa è infatti custode di “erranti bambine morte senza battesimo”, che molto probabilmente son un’eco distorta della schiera di defunti che accompagna anche altre figure invernali come Frau Holle e Berchta (o Perchta) che sorvolano i cieli notturni dispensando fertilità per l’arrivo della primavera…come non leggervi un ulteriore collegamento con la moderna Befana?! Samblana si dice abbia formato anche il lago di Thigolyè, a est del monte Pelmo (anche se non son riuscita a trovarlo sulle cartine) ove vi cresceva una folta foresta le cui grotte si dice fossero abitate, più a est ancora del monte Antelao c’erano anche una fonte ed un faggio sacri per queste popolazione pagane, sucessivamente venne lì eressa una cappella dedicata alla Madonna.

 

 

 

 

Pagan Challenge 11: What does the sun mean to you?

Doveroso iniziare il post  scrivendo che non considero il sole quale principio maschile attivo in contrapposizione alla luna quale principio femminile passivo; luna e sole non son collegati irrimediabilmente a uno o all’altro sesso, ma per svilupparne il simbolismo sfrutto le mie percezioni e le mie esperienze in quanto donna. E poi, considerare l’energia femminile solo come passiva/recettiva lo considero assolutamente sminuente e, se fino a qualche mese fa questa era solo teoria per me, con l’esperienza del parto ho potuto saggiarne la sua concretezza perchè posso assicurarvi che non vi è nulla di passivo nel mette al mondo una vita, ne’ si può dire che in quel momento stessi sperimentando la mia parte “maschile/attiva” e  mi pare assolutamente superfluo spiegare perchè inserire questa esperienza prettamente femminile nella simbologia maschile stona!

Quindi dicevamo, il sole è un’altra manifestazione del femminile, proprio di quella energia dispensatrice di vita, di calore, di nutrimento, che permette il ciclo stagionale di nascita/crescita/morte/rinascita coi suoi solstizi ed equinozi; è Dea che si rinnova di anno in anno pur restando sè stessa. E a proposito ci son moltissime Dee Solari, riporto qui il link all’articolo di un blog che ho trovato molto interessante Anche il femminile è solare che fa una bella panoramica in molteplici culture, in aggiunta posso affermare che anche nel folckore delle Dolomiti vi siano molte Dee Solari, anche se col tempo le loro figure son state quasi “smorzate”, ma l’archetipo originale è ancora ben visibile, basti pensare a Merissana, il cui nome significa Meridiana, ossia del meriggio (mezzogiorno), signora delle Anguane che emerge col suo seguito dal Ru de ras Vèrgines, il Torrente delle Vergini, proprio nelle ore più calde del giorno; e qui si vede anche che le Anguane non sono solo spiriti acquatici, ma che son legate anche ad un culto solare, forse sacerdotesse dove Merissana rappresenti una Dea. 4b6c6f3eed66f038ecb988452a513fb0 Altre figure sono la coppia madre e figlia Elba e Soreghina, la prima era solita solcare un laghetto ai piedi del Vernel nelle ore più calde del giorno (ancora associazione sole/acqua) dalla primavera all’inizio dell’autunno, morirà, o meglio svanirà, dopo la segregazione in una torre ad opera di un re che la voleva sua sposa, ma non prima di dar alla luce Soreghina, bimba malata e debole che trascorreva la notte ed i giorni di pioggia in uno stato di sonno profondo; la storia ci racconta che conoscerà uno straniero ferito di nome Ey de Net, Occhio di Notte (la luna?!), se ne prenderà cura e se ne innamorerà fino a sposarlo contro il volere del padre; purtroppo anche questa leggenda finirà male in quanto la fanciulla si tratterrà sveglia dopo la mezzanotte violando un tabù impostole dalla sua natura solare morendone.

 

PaganChallenge 06: What are your cultural influences?

Conoscendo la prima volta la Ruota dell’Anno così come è rappresentata dalla Wicca, inevitabilmente gran parte della mia pratica è stata influenzata dalle culture celte, in particolare mi affascinavano i Tuatha De Danann e la mitologia irlandese in generale con qualche strizzatina al mondo norreno, ma molto superficialmente devo ammettere; di tutto questo mi ha sempre colpito la matrice sciamanica che avevano in comune e che mi ha spinto anche a leggere qualcosa a proposito degli indiani d’america, più in particolare dei Sioux Oglala.

Poi ho incontrato, o meglio, mi ha tagliato la strada Atena con il suo enorme bagaglio di simbolismi e radici ben più profonde della Grecia Ellenica, quando ancora non era “figlia di Zeus”; con Lei ho intrapreso un cammino verso Dea e le sue mille sfaccettature, son tornata a prendere a piene mani dal bacino mediterraneo, ma scavando più in profondità arrivando fin alle società del Neolitico e Paleolitico grazie soprattutto all’opera della Gimbutas “Il Linguaggio della Dea”. Il mio bisogno di trovar le radici mi ha portato poi a riprendere in mano le leggende del luogo dove vivo e a trovarne archetipi, simboli e noccioli profondi per riuscire a eliminare un po’ delle aggiunte che son state apportate nei secoli e ritrovare il loro cuore pulsante. Non è certo facile, ma sarebbe meraviglioso riuscir a far tornare queste energie palpabili in questi boschi, torrenti, valli e montagne…credo che a forza di richiamarle si ridesteranno, ed infondo io ho sempre creduto nelle fate e nei geni degli alberi! ^_^

Andando a conoscere e ri-conoscere gli archetipi, si trovano moltissime similitudini tra le leggende dolomitiche e quelle celte, basti pensare che la città Belluno deve il suo nome alla fusione dei due termini Bel (brillante) e Donum (centro fortificato) di origine celta come la coppia divina Belano, Dio della Luce, e Belisma, Dea del Fuoco; ma non solo: alcune cime e laghi son collegate a divinità norrene quali Freya e Thor. Insomma, è come se io mi fossi allontanata da questi corpus mitologici, solo per poi riscoprirli più vicini a me. Riuscire a ricreare il sistema spirituale originario, con le sue credenze e luoghi sacri, è uno dei miei progetti, di materiale interessante ve ne è parecchio e aspetta solo di esser riletto con le giuste chiavi; certo dire che esso mi influenzi di già è molto prematuro in quanto sto appena iniziando a conoscerlo, ma spero col tempo di dargli sempre maggior consistenza e concretezza.

PaganChallenge 04: Your take on the Well of the Year

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Hem… e qui si apre una nota dolente, o meglio l’incognita “che Ruota dell’Anno seguo?!” Onestamente non saprei ben rispondere in quanto ho iniziato celebrando i Sabba nella maniera più tradizionale wicca, il classico ciclo stagionale collegato a vari aspetti di Dio e Dea, ma da due anni seguo la tradizione di Glastonbury Goddess’s Temple inerente solo agli archetipi femminili, o, per meglio dire, dovrei seguire questa tradizione (di cui ho inserito l’immagine qui sopra), ma per quanto adori i quattro archetipi delle fasi della donna Vergine-Amate-Madre-Anziana legati ai quattro Sabba Maggiori, rispettivamente Imbolc-Beltane-Lughnasadh-Samhain, proprio non riesco a far pace con la loro collocazione degli elementi che son ruotati di 90° a sinistra per cui, giusto per far un esempio, a Litha è collegato il sud e si celebra la Madre dell’Acqua. Spiacente, ma non riesco proprio a farmelo piacere!  A questo schema, poi, stiamo lavorando per inserire le figure del folklore delle Dolomiti e questa ricerca mi sta permendo di scavar ancora più a fondo in questi archetipi e di coglierne la complessità, un esempio du tutte son le Anguane: mano a mano che vado avanti mi rendo conto di pensar a loro non come figure fantastiche o semidivine, non spiriti elementari o cose simili, ma una sorta di casta sacerdotale di un culto solare collegato anche a fonti sacre ed alla venerazione verso la montagna sacra, o, per meglio dire, le montagne sacre e le loro regine quali personificazione dello spirito della montagna o, meglio ancora, una sorta di gran sacerdotessa, per quanto il paragone possa essere alquanto fuorviante.

Tornando alla questione Sabba, la soluzione che ho deciso di attuare è molto semplice e, direi, anche eclettica: mantendo invariati gli archetipi della Dea, ma riposiziono gli elementi li sento corretti io e celebrando i Sabba Minori come feste solari così come son nati e come si manifestano, in fondo non è un caso se coincidono con equinozi e solstizi! Qualcuno potrebbe pensare che dedico quindi questi al Dio-Sole e gli altri alla Dea, ma non è così in quanto non credo nel collegamento indissolubile tra il principio maschile e il sole, in quanto non è così stretto come si sarebbe portati a pensare: moltissime culture hanno Dee Solari e personificazioni femminili per il nostro astro, così come ve ne sono di maschili per la luna; senza andar troppo lontano dalle nostre montagne, basti pensare a Merissana, regina delle anguane che esce dal Ru de ras Vergines (Torrente delle Vergini) nelle ore più calde del giorno, e ad Ey-De-Net, della saga dei Fanes il cui nome significa Occhio della notte, ossia la luna.

PaganChallenge 03: Do you have an altar/shrine/sacred space?

Senza ombra di dubbio la risposta è si!

Su una mensola a casa ho provveduto ad installare il mio altare, credo sia stata una delle prime cose che ho fatto durante il trasloco, mi devo accontentare di una mensola ricavata nella parete nel soggiorno, ma appena avremo i soldi per completare l’ultimo piano della casa mi creerò una stanza dedicata solo a questo, una sorta di tempio/stanza meditazioni/sono-nel-mio-mondo-dimenticatevi-di-me. Ci sto fantasticando molto e non vedo l’ora di poter iniziare i lavori, ma per il momento non posso comunque lamentarmi. L’altare è per lo più statico, per i vari sabba/esbat aggiungo qualche piccola decorazione a tema, ma solo quando mi sento ispirata, per il resto credo si possa considerare suddiviso in due parti: a sinistra statua di Dea seduta sulla luna, le mani congiunte creano una cavità all’altezza del grembo e lì appoggio di solito pietre e altro da caricare, attualmente ho una statuetta stilizzata dono di quando mi son dedicata come Figlia della Grande Madre e un ciondolo di quarzo rosa a forma di cuore, regalo di mio padre che voglio amia volta donare a mia figlia quando compirà un anno, sulla statua ho messo anche il mala per le meditazioni in quarzo ciliegia e legno di ulivo, ai suoi piedi una punta di ametista e un incensiere, mentre alle sue spalle il megacero della Fiamma della Grande Madre delle Dolomiti ed il foglietto con la mia dedicazione. A destra è più o meno tutto dedicato ad Atena, ho un tempietto greco, nel cui centro ho messo dei rami di ulivo ed una sorta di “riunione di Dee intorno al fuoco” con varie statuette prese in Grecia e la rappresentazione di un labirinto. In alto, ma non ho una foto a portata di mano, ho un dipinto su legno di ulivo raffigurante Atena e con inciso un inno omerico.

Vado a cantare di Pallade Atena, guardiana della città, la terribile, coleri che con Ares si occupa di azioni bellicose, il saccheggio di città e del pianto battagliero di guerra; Ella salva i soldati come essi vengono e se ne vanno. Sii la benedetta, Dea, donami fortuna e buona salute.

Come sfondo ho alcune carte dell’oracolo dei druidi per la valenza simbolica degli animali in questa mia fase della vita, per la cronaca ho un’ape, un’oca ed una civetta, ma spiegarli sarebbe lungo e credo noioso anche da leggere.

PaganChallenge 01: How did you find your path?

Ricopio qui i primi due post della PaganChallenge che avevo iniziato nell’altro blog, una variazione in corso d’opera perchè mi pare più corretto, in più darà nuova linfa a questo blog che è buona cosa!

Eccomi qui al primo appuntamento con la “you tube pagan challenge”, non facendo video la svilupperò sul blog come già avevo deciso; si tratterà di una rubrica sviluppata in 52 domande-risposte a cui dedicherò il lunedì… sperando di mantenermi costante… Si inizia!

Dopo tutti questi anni cercar di tornare alle origini del mio cammino nel paganesimo mi costringe inevitabilmene a considerare tutti i cambi di direzione che ho eseguito in questi anni: come la maggioranza di chi ha conosciuto il paganesimo negli anni ’90 (mi sento vecchia!!!) devo molto ai libri sulla Wicca, primo in assoluto è stato “L’Arte della Strega” di D. Morrison, cui son seguiti quelli di Cunningam, MoonChild etc etc, mi affascinava molto il pantheon celta, irlandese nello specifico, poi mi son imbattuta nelle divinità norrene e mi affascinava trovar similitudini e richiami tra queste due religioni, col desiderio di travar il nocciolo comune mi son imbattuta nello sciamanesimo. Quattro anni fa ho vissuto in poco tempo una serie di eventi separati tra loro, ma che mi hanno portato a ricercare maggiormente il Femmineo Sacro, in una parola Dea, prendendo coscienza che già da tempo trovavo più naturale rivolgermi a Lei e che portavo avanti, invece, la coppia Dio-Dea solo perchè così avevo imparato all’inizio del mio cammino.

Questa presa di coscienza ha innescato altre decisioni per cui ora sto affrontando le spirali per divenire Sacerdotessa della Dea secondo gli insegnamenti del Goddess Temple di Glastonbury, anche se con Laura, la mia facilitatrice, stiamo spulciando la mitologia delle dolomiti per arricchire la Ruota di Avalon con le figure a noi più vicine e maggiormente radicate in noi, son quasi due anni ormai che abbiamo iniziato e già qualcosa sta riemergendo, ma non si finisce mai di scoprire e più si scava e più materiale viene fuori (in questo periodo sto trovando collegamenti alle anguane con l’acqua e il sole quasi in ogni leggenda che le riguardi!).

Non so bene a cos’altro mi porterà questa fase del mio cammino, procedo cercando di mantenermi fedele a me stessa ed al mio sentire, quindi ormai ho accettato che tutto può essere…ed anche il suo contrario.

Anguane, spiriti acquatici e sacerdotesse del sole

Le anguane sono creature acquatiche, spiriti che abitano laghi e sorgenti, ne’ buone ne’ cattive sanno far innamorare col proprio canto, creature ambigue a cui le leggende attribuiscono aspetti e comportamenti opposti, presentandole ora come leggiadre nnfe protrettrici dei campi, dei laghi, dei torrenti e del bestiame, ora come malefiche streghe capaci di scatenar temporali e di attaccare gli uomini. Son anche delle indovine, in quanto conoscono il passato e il futuro, ma ignorano il presente. Hanno anche molte varianti nell’aspetto fisico, c’è chi le descrive come vecchie donne dai seni cadenti buttati dietro le spalle, donne con zampe di capra rivolte al contrario, donne con coda di serpente e capaci di trasformarsi in serpenti o semplice fanciulle quasi eteree. In altre leggende son descritte come creature d’acqua con un carattere gentile, chiacchierino e civettuolo che amano far innamorare i ragazzi, insomma una sorta di sirenette alpine, o almeno era quanto credevo prima di iniziare a conoscerle e ad ampliare la mia visione ha avuto un ruolo molto importante la ricerca di Adriano Vanin raccolta nel libro “Il regno dei Fanes”, in cui, attraverso i personaggi di Moltina e dell’anguana sua madre, le definisce “le sacerdotesse di un culto animistico delle acque, del Sole e delle montagne” che col passare del tempo si son viste trasformare da ministre del culto all’oggetto del culto stesso e da qui la sovrapposizione con gli spiriti delle acque presso cui dimoravano. Il collegamento col sole, spiega Vanin, si evidenzia nell’abitudine dell’anguana di salutarne il sorgere ogni mattina, circondata dalle marmotte (spiriti animali dei Fanes, talvolta visti come Fanes stessi) che le si radunano attorno, si riporta anche che ella passava molte ore della sua giornata a contemplarlo.

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Le altre leggende delle dolomiti accentuano maggiormente le caratteristiche acquatiche e le legano soprattutto ai laghi, come quello di Lagole nelle cui acque si diceva vivessero in gruppo (ancora una volta in compagnia delle marmotte), trovo interessante notare che sempre presso questo lago si diceva esservi un tempio antico, secondo alcuni votato a Reitia, Ecate, Tribusiate o Apollo nella sucessiva epoca romana, comunque in tutte le leggende le sue acque son considerate benefiche ed in grado di donar fertilità alle donne e rinnovare la vitalità alle anguane.

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